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Cose che non sopporti (ma sopporti lo stesso)

  • Posted on Settembre 11, 2025
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  • Posted by Elena Foulkes
Cosa stai tollerando

Hai presente quando dici: “No tranquillo, tutto a posto”, ma dentro ti senti un filo sul punto di spezzarsi?

Un cliente una volta mi ha detto:
«Non voglio passare per uno che si lamenta.»
Le ho chiesto:
«Se un’amica ti raccontasse la tua stessa situazione… penseresti che si sta lamentando?»
Lui ha riso e ha detto:
«No. Le farei una tisana e le direi che è ora di cambiare qualcosa.»

Ecco. Ci siamo dentro in tanti.
Sopportiamo. Minimizzando. Raddrizzando le spalle.
Ci diciamo: “In fondo non è così male”, “È solo un periodo”, “Devo solo tenere duro ancora un po’.”

E intanto conviviamo con:

  • Lavori che “non sono poi così male”… ma che ti svuotano.
  • Relazioni che “in fondo funzionano”… ma nelle quali provi tanta solitudine.
  • Situazioni che “sulla carta” vanno bene… ma nel corpo non mentono: bruxismo, mal di stomaco, sonno leggero, quel sospiro che non riesce mai ad uscire del tutto.

E poi ci stupiamo se siamo sempre stanchi, sempre nervosi, sempre sul filo.

Lo psicologo Gabor Maté parla di una cosa semplice ma potentissima: il potere del pensiero negativo.

Non il pessimismo. Ma il coraggio di guardare in faccia le cose che non vanno.
Senza edulcorare. Senza fingere che basti un po’ di yoga, un planner colorato o un weekend fuori porta.

Perché a furia di “pensare positivo” finiamo per raccontarcela.

Chiamiamo “efficienza” quello che è esaurimento.
Chiamiamo “indipendenza” quello che è solitudine.
Chiamiamo “un periodo impegnativo” quello che è troppo. Punto.

Secondo Maté, il vero cambiamento inizia quando smettiamo di ignorare il disagio e iniziamo ad ascoltarlo.

Non per colpevolizzare qualcuno. Ma per prenderci sul serio.

Cosa stai sopportando, esattamente? Un collega che ti fa battutine ma “in fondo scherza”. Un carico mentale che aumenta, anche se “dovresti essere brava o bravo a gestirlo”. Una quotidianità che ti spegne, ma che “dovresti solo saper apprezzare di più”.

Il pensiero positivo dice: «Dai, passa.»

La Clarification Coaching chiede: «Cosa stai sentendo davvero, prima che la testa ci metta sopra la sua versione dei fatti?»

Perché quando ignoriamo quei segnali – quel nodo in gola, quella stanchezza perenne, quel respiro che resta a metà – non stiamo andando avanti. Stiamo solo andando in automatico.

E lo so: molti di noi sono cresciuti così. A testa alta. Senza lamentarsi. Sempre affidabili.

Ma poi? Poi ti ritrovi ad annuire a tutto, a stringere i denti, a “tenere botta” — anche quando non c’è più nulla da tenere. E non capisci più se sei stanco… o semplicemente non ce la fai più.

La Clarification Coaching non ti dà soluzioni pronte. Ti aiuta a fare spazio, a sentire davvero, a capire da dove viene quel disagio: e cosa vorrebbe dirti.

Non perché stai sbagliando. Ma perché, forse, è ora di smettere di raccontarti che va tutto bene. Perché alcune cose non si superano stringendo i denti. Si superano solo iniziando ad ascoltarsi.

Se vuoi, da qui possiamo partire.

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